Ricchezze Naturali e Sfide Economiche: La Precaria Ascesa Energetica del Senegal

L’incerta transizione energetica in Senegal: crescita in bilico tra aspirazioni e realtà

Il Senegal, con la scoperta dei giacimenti di gas naturale off-shore, sembrava aver trovato la chiave per uno sviluppo sostenibile e autonomo. Tuttavia, una serie di intoppi e ritardi nel processo di estrazione e produzione minacciano di vanificare le aspettative di crescita e di benessere diffuse.

Tre cose da sapere:

1. Ritardi e Revisioni delle Previsioni di Crescita

Il progetto Grand Tortue Ahmeyim (GTA) di BP, valutato 4,8 miliardi di dollari, avrebbe dovuto essere un catalizzatore economico per il Senegal. Nonostante fossero state previste significative entrate dalle esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto (LNG), ritardi ripetuti hanno portato a una revisione al ribasso della crescita economica prevista per il 2024 dal Fondo Monetario Internazionale: dal 10,6% all’8,3%. Tali ritardi sono aggravati da tensioni politiche interne legate al rinvio delle elezioni, contribuendo a creare un clima di incertezza nel paese.

2. Gestione Interna Versus Interessi Esteri

Una dinamica chiave è il contrasto tra la gestione interna delle risorse energetiche e gli interessi delle compagnie straniere. Il caso emblematico è rappresentato dal campo di Yakaar-Teranga, dal quale il Senegal auspicava di ottenere gas per uso domestico, mentre BP mirava principalmente all’esportazione. La Petrosen senegalese è adesso alla ricerca di un nuovo partner che sostenga l’ambizione di utilizzare il gas estratto per rispondere al fabbisogno energetico interno e stimolare lo sviluppo industriale.

3. Il Peso del Debito e le Ricadute Sociali

L’incapacità di sfruttare in maniera ottimale le scoperte di gas e petrolio porta con sé ricadute sociali ed economiche. In Ghana, ad esempio, il mancato utilizzo ottimale dei giacimenti di gas ha portato al default sui debiti sovrani. Nel Senegal, le necessità di finanziamento per i progetti energetici stanno rendendo il debito nazionale più costoso e rischioso, con possibili implicazioni sul carico fiscale delle generazioni future.

Conclusioni

La transizione energetica in Senegal si presenta come un crocevia di criticità e potenzialità. Da un lato, la scoperta dei giacimenti di gas naturale apriva prospettive favorevoli per un paese in cui l’energia è un bene ancora troppo scarso, dall’altro la gestione dei progetti energetici si sta rivelando un percorso intralcato da difficoltà operative e discrepanze tra gli interessi nazionali e quelli delle compagnie straniere. La spinta esportatrice e la dipendenza dalle decisioni di partner esterni hanno in parte mortificato le ambizioni senegalesi di sfruttamento interno del gas, nonostante il riconosciuto fabbisogno energetico.

Il reiterarsi di posticipi nell’avviamento del GTA e le incertezze nel progetto di Yakaar-Teranga inquadrano un contesto di promesse energetiche non mantenute e di crescita frenata. L’onere debitorio che incombe sul Senegal serve da monito sulle conseguenze di una pianificazione che non riesca a coniugare sviluppo economico e sovranità energetica. Nel complesso, ciò che emerge è l’esigenza di una maggiore assertività da parte delle compagnie petrolifere nazionali, accompagnata da un incremento della vigilanza e del controllo statali, per garantire che le risorse naturali del continente siano effettivamente al servizio dei suoi abitanti e non esclusivamente dell’export.

Il cammino del Senegal sarà d’esempio per l’intero continente africano, il quale si trova a fronteggiare sfide simili. La realizzazione di una strategia energetica equilibrata che soddisfi sia le necessità interne sia le ambizioni di mercato internazionale è fondamentale per permettere alle popolazioni africane non solo di essere attori sulla scena mondiale delle risorse naturali, ma soprattutto di migliorare la qualità della vita e ridurre le disparità nel contesto del proprio territorio.

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