La Raffineria Dangote: Promessa di Indipendenza Energetica e Opportunità di Mercato per la Nigeria

- Advertisement -
Nel 2013, il magnate nigeriano Aliko Dangote, la persona più ricca d’Africa, svelò un ambizioso progetto: costruire in Nigeria una raffineria di petrolio, un’iniziativa supportata da finanziamenti per circa 3,3 miliardi di dollari. Questa notizia suscitò ottimismo in un Paese che, pur essendo il maggior produttore africano di petrolio greggio, si trovava a doverne esportare buona parte data la propria incapacità di raffinarlo internamente.

Le raffinerie nigeriane, pur avendo una capacità teorica di 445.000 barili al giorno, hanno operato per lungo tempo molto al di sotto delle loro potenzialità. Dangote, quindi, puntava a cambiare le cose, ma il cammino si è rivelato più lungo del previsto: il lancio delle operazioni, inizialmente fissato per il 2020, slittò prima al primo semestre del 2021 e poi al 2023. Nonostante i ritardi, la cerimonia d’inaugurazione della raffineria, celebratasi a maggio, richiamò personalità di spicco da tutto il continente, simboleggiando speranza e progresso per l’intera Africa. Nel contesto nigeriano, la promessa era quella di contribuire a mitigare i prezzi elevati del carburante a seguito dell’eliminazione dei sussidi governativi, oltre a fornire agli imprenditori locali, in particolare nell’industria dei cosmetici e dei detersivi, oli di base a prezzi accessibili.

L’apertura della raffineria coincideva inoltre con la nascita dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), alimentando sogni di un’integrazione commerciale regionale. Tuttavia, si è dovuto attendere fino al 13 gennaio 2024, quando la raffineria di Dangote annunciò la produzione del primo lotto di diesel e carburante per aerei. Contrariamente alle aspettative, sono emerse notizie di un imminente import di greggio statunitense, con un arrivo previsto di 2 milioni di barili entro la fine di febbraio.

Questo aspetto solleva perplessità, poiché il processo di raffinazione trasforma il petrolio greggio in derivati come benzina, diesel, combustibile per jet, cherosene e gas di petrolio liquefatto. Il greggio nigeriano è leggero e dolce, quindi più semplice ed economico da raffinare, producendo una maggiore quota di prodotti a maggior valore aggiunto. Tuttavia, la raffineria di Dangote è stata concepita per trattare differenti qualità di greggio, inclusi quelli più pesanti degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita.

In una Nigeria che importa oltre il 90% dei prodotti petroliferi che consuma, la raffineria di Dangote segnava la possibilità di ridurre dipendenze esterne e fragilità connesse a fluttuazioni di prezzo e possibili intoppi nella catena di approvvigionamento. Tuttavia, importare greggio potrebbe minare questi vantaggi economici, oltre a perdere l’opportunità di sfruttare una risorsa interna fondamentale per il proprio sviluppo.

L’importazione si rivela più costosa – un fardello che potrebbe ricadere sui cittadini nigeriani, soprattutto considerata la notevole svalutazione della naira negli ultimi tempi. Ndubuisi Ekekwe, presidente di Tekedia Capital, evidenzia come non sia possibile importare pagando in dollari e vendere in naira senza conseguenze, osservando che compromessi sul greggio a causa di prestiti e necessità nazionali potrebbero non lasciare abbastanza risorse per soddisfare la richiesta di imprese come la raffineria Dangote, data la capacità produttiva del Paese.

La mancata produzione di gas domestico in Nigeria è riconducibile anche ai prezzi regolati al ribasso, poco attraenti per i produttori, e alla frequente interruzione dei flussi a causa di vandalismo e atti criminali sulle infrastrutture. Il petrolio greggio nigeriano vanta un costo all’origine piuttosto elevato sul mercato, grazie alla sua alta qualità.

In aggiunta, Dangote ambisce a far diventare la sua raffineria la più grande al mondo, con una capacità di 650.000 barili al giorno. Il progetto mira a coprire la domanda interna del Nigeria e a generare un surplus per l’esportazione, stabilizzando la sua economia e la posizione strategica nel mercato energetico mondiale, in competizione anche con i colossi petroliferi. La raffineria, infatti, ha già attirato investimenti per circa 19 miliardi di dollari e si prevede possa generare 30 miliardi di dollari di ricavi annui.

Nonostante la posizione centrale in Nigeria, la raffineria potrebbe attingere al mercato globale in termini sia di clienti sia di fornitori, in una dinamica simile a quella di Saudi Aramco. Tolu Ogunlesi, attraverso una piattaforma social (precedentemente Twitter), specula sulla possibilità futura che la raffineria Dangote possa esportare benzina negli Stati Uniti.

In conclusione, la costruzione della raffineria Dangote ha generato grande attesa e speculazione sul suo ruolo nell’economia nigeriana. È evidente che, viste le sue dimensioni imponenti, non sarà soltanto il mercato interno a beneficiarne, ma la sua influenza sarà sentita ben oltre i confini nazionali.

- Advertisement -

Per restare aggiornato, iscriviti al canale Telegram

Approfondisci

Articoli Recenti

Iscriviti alla newsletter

Riceverai ogni settimana una analisi ragionata sugli ultimi articoli del sito