Sviluppo infrastrutturale in Zimbabwe: La roadmap verso la Visione 2030

Negli ultimi decenni, lo sviluppo infrastrutturale in Zimbabwe ha sofferto a causa delle sanzioni imposte da nazioni e organizzazioni internazionali quali Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea. Dal principio del millennio fino al 2017, le restrizioni finanziarie hanno causato un declino marcato nelle infrastrutture del paese, pregiudicando strade, reti ferroviarie e generazione di energia, con inevitabili ripercussioni sull’economia nazionale e sul benessere della popolazione zimbabwese.

Con l’avvento della Seconda Repubblica nel 2017, la situazione sembra orientarsi verso un nuovo corso, alimentando speranze in un rinnovato sviluppo. Secondo uno studio della Banca Africana di Sviluppo (AfDB), il Zimbabwe avrebbe bisogno di investire circa 3,3 miliardi di dollari annualmente fino al 2030 per riportare le proprie infrastrutture a un livello adeguato. L’AfDB evidenzia che infrastrutture efficienti e moderne costituiscono un pilastro fondamentale per la crescita economica e la riduzione della povertà, poiché influenzano positivamente la produttività e l’accessibilità ai mercati, contribuendo così allo sviluppo del settore privato e all’integrazione commerciale sia a livello regionale che globale. Inoltre, questo tipo di investimenti è cruciale per il progresso in settori chiave come l’agricoltura e per lo sviluppo umano, migliorando l’accesso a servizi sanitari ed educativi.

I risultati iniziano a mostrarsi tangibili: il Governo zimbabwese, dopo aver implementato il Programma di Stabilizzazione Transitoria (2018-2020), si è impegnato con vigore nell’allocazione di notevoli risorse per progetti infrastrutturali su scala larga. Tra queste iniziative c’è la modernizzazione dell’autostrada Beitbridge-Masvingo-Harare, la costruzione del Lago Gwayi-Shangani, che risale a progetti coloniali del 1912 e che dovrebbe risolvere i problemi idrici di Bulawayo e trasformare l’area di Matabeleland in una rigogliosa cintura verde.

Dal miglioramento delle infrastrutture nasce un effetto moltiplicatore sull’attività economica nazionale, aspetto che viene confermato dall’aumento della crescita economica registrata in Zimbabwe negli ultimi anni. Questa crescita è stata in larga misura sostenuta dagli investimenti in capitale fisso. Il governo, all’indomani di questi resultati promettenti, sta raddoppiando gli sforzi verso la realizzazione di tali progetti. Il Presidente Mnangagwa ha ribadito l’importanza di concentrarsi su iniziative prioritarie, includendo la modernizzazione del Forbes Border Post, il miglioramento dell’autostrada Harare-Chirundu e la riqualificazione delle ferrovie nazionali. Si punta inoltre a completare celermente la Mbudzi Interchange e il Gwayi-Shangani Dam, assieme ad altri progetti idrici strategici.

Il Ministro dello Sviluppo delle Infrastrutture e dei Trasporti, Felix Mhona, ha annunciato alcuni dei progetti rilevanti previsti per l’anno in corso, tra cui la realizzazione di mini-scambi e lavori stradali estensivi intorno a Harare. Di conseguenza, il 2024 si annuncia come un anno di grandi lavori stradali e di sviluppo infrastrutturale.

Nonostante le sanzioni internazionali perdurino e il fenomeno climatico di El Niño possa incidere negativamente sulle produzioni agricole nella stagione 2023/2024, è probabile che l’attività economica nata dallo sviluppo infrastrutturale possa mitigare gli ostacoli economici attuali. Investire in infrastrutture è dunque visto come una via sostenibile verso il raggiungimento della Visione 2030, un piano ambizioso volto a trasformare lo Zimbabwe in un paese a reddito medio-alto entro la fine di questo decennio.

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