L’Uganda si rivolge alla Tanzania per l’importazione di petrolio: la svolta strategica di Museveni e le implicazioni per il Kenya

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Il governo dell’Uganda, attraverso la voce del Ministro dell’Energia Ruth Nankabirwa, ha annunciato una svolta strategica nel settore degli idrocarburi del paese. Nell’ottica di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico e ridurre i costi del carburante, il governo ugandese ha dichiarato di voler iniziare l’importazione di petrolio utilizzando come strumento la Uganda Oil Corporation (UNOC), una compagnia di stato dedicata al settore energetico. Questa mossa rappresenta un passo importante per l’Uganda, che cerca di rendere più efficiente il proprio mercato carburanti.

L’iniziativa segue il tentativo di accordi tra l’Uganda e il Kenya, che però non hanno raggiunto una conclusione soddisfacente, principalmente a causa di alcune complicazioni legali che hanno avuto luogo sulla parte keniota, tra queste si segnalano cause legali in corso che hanno rallentato il dialogo tra i due governi.

Alla luce di queste difficoltà, il Presidente ugandese Yoweri Museveni ha rivolto lo sguardo verso la Tanzania, entrando in trattative dirette con il governo guidato da Samia Suluhu. L’esito positivo di questi colloqui potrebbe culminare nell’apertura di un impianto UNOC a Dar es Salaam, oltre alla possibilità di ottenere dall’amministrazione tanzaniana agevolazioni fiscali per snellire i costi logistici associati all’importazione di petrolio.

Il piano strategico dell’Uganda, tuttavia, potrebbe comportare un’importante perdita economica per il Kenya. In uno scenario in cui l’Uganda completasse l’operazione con la Tanzania, il Kenya si troverebbe a fare i conti con una minore entrata valutaria derivante dall’export petrolifero, un aspetto che già ha generato preoccupazioni dati i cali registrati nell’ultimo trimestre del 2023, corrispondenti a circa 200 milioni di dollari.

Le ricadute di tale orientamento non si limiteranno solo alle puramente economiche ma rischiano di incidere anche sugli investimenti infrastrutturali già avviati dal Kenya, come il Kipevu Oil Terminal 2 (KOT2) a Mombasa e il pontile di rifornimento carburante a Kisumu, strutture concepite per facilitare l’esportazione di petrolio verso l’Uganda e altri paesi vicini come il Ruanda e il Burundi.

Nankabirwa ha dichiarato che, nonostante la disponibilità al dialogo manifestata dal Presidente keniota William Ruto, le incertezze legali hanno rallentato i progressi. Il Ministro ha poi ribadito l’urgenza di trovare una soluzione alternativa che garantisca il carburante a costi più accessibili per il mercato ugandese.

Il Presidente Museveni non ha nascosto la propria determinazione a perseguire ogni via possibile per ridurre il prezzo del carburante alla pompa in Uganda, incluso il coinvolgimento personale in diversi incontri con Ruto e la collaborazione con il Ministro dell’Energia keniota Davis Chirchir. Nonostante il contesto di incertezza legale, le trattative proseguono con vigore alla ricerca di ambienti più favorevoli per l’espletamento delle transazioni petrolifere dell’Uganda.

L’articolo riportato è stato elaborato da un giornalista di TUKO.co.ke, Wycliffe Musalia, che con oltre cinque anni di esperienza nel settore finanziario, aziendale e tecnologico ha potuto offrire un’analisi dettagliata delle dinamiche economiche keniane e globali.

Mentre tali sviluppi si aprono a nuove direzioni geopolitiche ed economiche, gli occhi sono puntati sulle decisioni imminenti e le loro possibili ripercussioni sul dinamico scenario economico regionale dell’Africa orientale.

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