Il Gabon e la partita del petrolio: nazionalismo delle risorse o sfida ai giganti?

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In Gabon, uno stato dell’Africa centrale noto per le sue risorse petrolifere, è recentemente emersa una situazione controversa che ha attirato l’attenzione dei principali attori del settore energetico globali. Cinque mesi fa, una giunta militare ha preso il controllo del paese attraverso un colpo di stato, ed ora essa è all’opera per riscrivere le regole del gioco nel settore del petrolio, con l’obiettivo di aumentare il controllo nazionale sulle risorse energetiche.

In questo contesto di turbolenze politiche, la Gabon Oil Company (GOC), ente controllato dal governo, ha intrapreso delle mosse audaci al fine di acquisire Assala, una compagnia petrolifera di proprietà del colosso del private equity Carlyle. La GOC sembra voglia sfruttare una legge locale che le conferisce diritti di prelazione per intercettare la vendita di Assala a Maurel & Prom (M&P), un’azienda francese, che precedentemente sembrava aver sigillato l’affare con un’offerta da 730 milioni di dollari, oltre all’impegno di assunzione di un debito da 600 milioni di dollari.

Autumn di un anno fa, il governo del Gabon ha espresso interesse ufficiale per esercitare questa clausola legale, in una mossa che pare rifletta un più ampio schema di rivalutazione del controllo delle ricchezze naturali da parte dei governi africani, secondo quanto riportato da S&P Global. Tuttavia, non mancano critiche e preoccupazioni, specie tra gli investitori, che osservano con cautela le implicazioni finanziarie e politiche di un tale intervento statale nell’economia di mercato.

La GOC ha quindi iniziato a dialogare con case di trading internazionali come Vitol, Trafigura e BGN alla ricerca di supporto finanziario per un’operazione che, comprensiva del valore dell’equity e del debito assunto, raggiungerebbe una stima di 1,3 miliardi di dollari. Bisogna ricordare che le attività detenute da Assala richiedono un investimento consistente per mantenere la produzione di petrolio, che si attesta attorno ai 45.000 barili al giorno. Dinanzi a tale cifra, sorgono dubbi e perplessità sulla reale possibilità che queste case di trading possano effettivamente decidere di accollarsi un rischio del genere.

In questo frangente, la figura del Presidente Brice Oligui Nguema si fa centrale, poiché si vocifera che la sua intenzione sia quella di utilizzare la sovranità energetica come un leitmotiv per guadagnare popolarità in vista delle imminenti elezioni nazionali. Un simile atto di nazionalismo delle risorse, secondo alcuni critici, non dovrebbe essere messo in atto se non strettamente necessario.

Di fronte al possibile intralcio da parte della GOC, M&P non sta rimanendo a guardare, attivandosi in negoziati diretti con il governo gabonese e proponendo una maggiore partecipazione nella gestione delle risorse per la GOC, probabilmente nel tentativo di rendere più appetibile la loro offerta.

Il fulcro della disputa si riversa ora in un vincolo temporale: se entro febbraio la GOC non raggiungerà la liquidità necessaria per finanzierare l’acquisto, la proposta di M&P andrà avanti come stabilito. La situazione resta fluida, con gli occhi degli osservatori puntati sul Gabon per capire se questo possa diventare un caso paradigmatico di un nuovo corso nelle politiche di gestione petrolifera del continente africano.

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