Russia in campo: la nuova Africa Corps e la riscrittura dell’influenza geopolitica

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In una fase storica segnata dal cambio di rotta delle potenze occidentali in Africa, la Russia dispiega imponentemente la propria strategia geopolitica nel continente africano. Dopo il progressivo ritiro francese, testimone del declinante influenza occidentale, Mosca coglie l’opportunità di affermare la propria presenza sul terreno con l’intenzione di strutturare un Africa Corps, un corpo militare che potrebbe raggiungere i 20.000 uomini distribuiti in varie basi per sostituire le forze Wagner.

La Russia, tuttavia, è contemporaneamente impegnata nel rafforzamento delle truppe in altri conflitti, come quello in Ucraina, dove cerca di reclutare un quarto di milione di nuovi volontari. Questa simultanea espansione delle forze potrebbe essere ambiziosa, ma l’impronta che potrebbe lasciare in Africa supererebbe comunque l’ombra degli intervenuti Wagner, la cui cifra non ha mai ecceduto i pochi migliaia.

Rimpiazzare strutture private con forze regolari rappresenta una mossa che implica rischi e vantaggi. A differenza delle operazioni non ufficiali condotte da Prighozhin – che, prima della sua morte, si trovò in contrasto con il Cremlino a causa di una ribellione armata – il nuovo corpo armato formalizza la presenza russa attraverso accordi tra governi. Questo stravolgimento rende Mosca direttamente responsabile delle proprie azioni, eliminando la possibilità di negare il coinvolgimento in eventuali crimini di guerra o abusi attribuiti ai soldati Wagner.

Sino ad ora i partner regionali della Russia si mostrano accomodanti. Nella Repubblica Centrafricana, la cooperazione in ambito di sicurezza con Mosca è stata “intensificata” dal trapasso di Prighozhin. Analogamente in Burkina Faso, dove hanno operato le forze Wagner così come in Libia e Mali, è recentemente arrivato un contingente di 100 soldati russi con lo scopo di proteggere il capo della giunta militare, Ibrahim Traore.

Il caso del Niger è emblematico: il ritiro francese e la chiusura dell’ambasciata non hanno impedito al governo militare di mantenere una base statunitense utile per i raid con droni contro i militanti nel Sahel, una scelta che dimostra come le autorità stiano scommettendo su più fronti.

Le mosse di Mosca, sia rinnovando un’antica tattica della Guerra Fredda sia lanciando iniziative innovative di politica estera, promettono di ridisegnare equilibri e alleanze, usando come leva la presenza militare e l’offerta di collaborazione alla sicurezza. Tuttavia, solo il tempo potrà svelare l’esito effettivo di queste strategie russe in Africa e il loro impatto a lungo termine sullo scacchiere internazionale.

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