Sud Africa: Energia e autarchia, la strategia EFF di Malema tra carbone e nucleare

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Durante il lancio del programma politico del suo partito, tenutosi di recente, Julius Malema, leader del partito Economic Freedom Fighters, ha espresso una ferma opposizione contro i piani di dismissione di sette centrali a carbone in Sudafrica, che dovrebbero chiudere entro il 2032. Sottolineando il tema del manifesto “la nostra terra, lavoro subito e fine dei black-out”, Malema ha messo in luce che la dismissione delle centrali va contro gli interessi dei cittadini sudafricani.

Malema ha spiegato che per affrontare efficacemente il problema dei black-out ricorrenti, noti localmente come “load-shedding”, sarà necessario prolungare la vita delle centrali a carbone fino a quando il settore delle energie rinnovabili non dimostrerà di poter generare una quantità di energia sufficiente a soddisfare le esigenze del paese. La chiusura di queste centrali fa parte di un piano più ampio del Sudafrica di distanziarsi dalle fonti fossili come il carbone, in linea con gli impegni presi nell’Accordo di Parigi, un documento vincolante finalizzato a contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. Tale transizione energetica mira anche a ridurre le emissioni del paese.

La questione dell’insufficienza della base di carico energetico costituisce una preoccupazione centrale nelle conversazioni sulle energie rinnovabili, esacerbata dal dubbio su come far fronte alle richieste di energia nei periodi di picco quando il sole non brilla o manca il vento.

La soluzione al load-shedding proposta da Malema si basa sull’assicurare per i prossimi vent’anni una fornitura elettrica stabile, prendendo spunto da modelli di successo come quello cinese per promuovere la sovranità nazionale e una crescita economica sostenibile. Tale necessità emerge con forza alla luce dell’introduzione del livello sei di load-shedding da parte di Eskom, la compagnia elettrica statale, dovuto al guasto di dieci unità generatrici e al ritardo nel ritorno in servizio di tre unità dopo la manutenzione pianificata, fattori che hanno ridotto la capacità generativa e aumentato la dipendenza dalle riserve d’emergenza.

Durante l’evento, Malema ha sottolineato che un eventuale governo EFF avrebbe migliorato la capacità tecnica attraverso collaborazioni con la Cina e altre nazioni amichevoli, al fine di riparare e ristabilire le stazioni a carbone. Ha inoltre dichiarato che il suo governo intraprenderebbe partnership strategiche per costruire una centrale nucleare in Sudafrica attraverso un processo di approvvigionamento trasparente.

Questa centrale nucleare, ha spiegato Malema, avrebbe avuto l’obiettivo di produrre tra i 3.000 e i 6.000 megawatt di energia elettrica, nell’ambito di un contratto del tipo Build-Operate-Transfer (BOT) della durata di 20 anni. Questa iniziativa avrebbe contribuito ad aumentare sostanzialmente la capacità di generazione di energia elettrica del paese, rappresentando un passo importante verso l’indipendenza energetica e lo sviluppo sostenibile.

Il manifesto dell’EFF intende andare oltre la semplice produzione di energia, promettendo azioni volte all’eradicazione dei collegamenti elettrici illegali, al lancio di una campagna per la sicurezza elettrica e all’investimento nell’elettrificazione del continente africano.

In conclusione, Malema propone una visione energetica per il Sudafrica che si distacca dalle tendenze mondiali di transizione verso energie pulite e rinnovabili, insistendo piuttosto sulla necessità di garantire stabilità e autosufficienza energetica nel breve-medio termine per stimolare la sovranità nazionale e la crescita economica, facendo uso delle risorse e delle infrastrutture esistenti, nonché promuovendo nuove collaborazioni internazionali, senza però trascurare l’impegno verso lo sviluppo e l’innovazione nel lungo periodo.

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