Piano Mattei: l’Italia apre un nuovo capitolo di cooperazione con l’Africa

L’Italia, con l’intento di rinnovare e intensificare i legami con il continente africano, ha lanciato un progetto ambizioso che mira a creare una sinergia economica, innovativa in ambito energetico e a gestire in modo efficace i flussi migratori. Guidati dalla Prima Ministro Giorgia Meloni, si sono delineati i contorni del cosiddetto Piano Mattei, il quale prende il nome dal fondatore dell’Eni, la compagnia petrolifera di stato, e aspira a trasformare l’Italia in un canale preferenziale per l’energia africana verso l’Europa, potenzialmente ridefinendo le dinamiche intercontinentali.

Nonostante le intenzioni dell’Italia siano state accolte con entusiasmo su vari fronti, alcune reazioni da parte dei leader africani, come quelle di Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione Africana, hanno evidenziato una certa freddezza, dovuta maggiormente alla mancanza di una consultazione preventiva. Tale risposta mette in luce l’importanza fondamentale di stabilire un dialogo inclusivo all’interno delle relazioni internazionali: è essenziale coinvolgere sin dall’inizio le nazioni africane nell’elaborazione dei progetti per gettare basi solide di cooperazione reciproca.

I detrattori del piano, pur riconoscendo l’onestà delle intenzioni italiane, hanno evidenziato come il debito pubblico dell’Italia e la concorrenza di altre potenze economiche mondiali come Cina, Russia e gli stati del Golfo, rendano la sfida molto ardua. In questo contesto, i 5,5 miliardi di euro promessi dall’Italia, pur rappresentando un impegno notevole, potrebbero essere percepiti come insufficienti rispetto alla potenza finanziaria di questi concorrenti globali. Per avere successo, l’Italia deve quindi ricercare il supporto sia del settore privato sia di enti internazionali, come l’Unione Europea, come giustamente puntualizzato dalla Meloni.

Il fulcro del Piano Mattei risiede nella cooperazione energetica. Si prefigge di posizionare strategicamente l’Italia come punto di ingresso privilegiato per il gas naturale africano nei mercati europei, soprattutto alla luce della recente ricerca di diversificazione delle forniture energetiche da parte dell’Europa seguita all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’Eni, forte della sua consolidata presenza in Africa e del suo affidamento su paesi come Algeria, Egitto e Libia per le forniture di gas, pone solide basi per la realizzazione di questa visione.

La Meloni ha sottolineato l’importanza di affrontare le cause primarie delle migrazioni, un approccio che trova consenso. Il Piano riconosce che il miglioramento delle prospettive economiche in Africa può svolgere un ruolo determinante nel dissuadere i giovani africani dal migrare verso il nord. Rafforzando industria e agricoltura sul continente, l’Italia intende prendere di petto le fondamenta delle migrazioni di massa. Questa visione olistica si allinea all’idea che le soluzioni sostenibili necessitano di un approccio che consideri sia i fattori di “spinta” sia quelli di “attrazione”.

Il Piano Mattei si integra nella politica estera italiana come strategia d’ampie vedute che cerca di promuovere una cooperazione su base paritaria, come ha evidenziato la stessa Meloni, preferendo un rapporto tra eguali piuttosto che rapporti basati su imposizioni predatorie o su logiche meramente caritatevoli. La partecipazione di alti funzionari dell’Unione Europea alla riunione di Roma sottolinea l’impegno collettivo europeo verso questa nuova visione.

Sebbene le sfide e lo scetticismo iniziale siano innegabili, il proattivo impegno dell’Italia nel riallacciare e rafforzare i rapporti con l’Africa merita apprezzamento e sostegno. Il Piano Mattei, insieme al progetto europeo Global Gateway per le infrastrutture, costituisce una strategia coerente per ridisegnare la relazione tra Europa e Africa. Il successo di questa iniziativa dipenderà però da una implementazione efficace, da una collaborazione trasparente e un dialogo costante con le nazioni africane. Questa avventura italiana potrebbe configurarsi come un modello per relazioni internazionali più inclusive e reciprocamente vantaggiose, dimostrando il potere di un’anticipazione strategica e di una visione a lungo termine nelle politiche globali.

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