L’italiana Eni aumenterà gli investimenti in Africa, priorità a Egitto e Libia

L’Italia intensifica gli investimenti in Africa per sviluppare legami economici e politici più stretti con il continente. Claudio Descalzi, capo dell’importatore di gas naturale controllato dallo stato italiano Eni, ha annunciato l’intenzione dell’azienda di aumentare gli investimenti in Africa durante una conferenza a Roma organizzata dal partito Fratelli d’Italia, di cui il leader Giorgia Meloni è primo ministro dallo scorso ottobre. Descalzi ha sottolineato l’importanza di guidare il flusso energetico che va dal sud al nord, per il bene sia dell’Italia che dell’Africa.

Il piano proposto da Meloni, chiamato “Piano Mattei”, prevede la costruzione di nuovi gasdotti verso il Nord Africa, che consentirebbero all’Italia di esportare gas naturale e idrogeno verso paesi dell’Europa settentrionale come Germania e Austria, rendendo l’Italia la “porta d’accesso” tra Europa e Africa. Il Piano Mattei avrebbe anche il vantaggio strategico di aiutare l’Europa a diversificare le esportazioni di petrolio e gas dalla Russia.

Il governo italiano aveva inizialmente previsto di lanciare il programma formalmente a novembre, ma l’epidemia di conflitto a Gaza ha sollevato timori di interruzioni sui mercati energetici internazionali, posticipandone l’avvio.

Per dimostrare l’importanza dell’Africa nella sua agenda politica ed economica, Meloni ha effettuato la sua prima visita bilaterale in Algeria dopo essere diventata primo ministro, seguita da viaggi in Libia, Etiopia e Tunisia. Nel mese di ottobre ha anche visitato il Mozambico e la Repubblica del Congo con l’obiettivo di rafforzare i legami energetici ed economici tra i paesi.

I commenti di Descalzi arrivano poco dopo l’annuncio di Eni di investire più di 7 miliardi di dollari in Egitto e circa 8 miliardi in Libia. L’azienda ha inoltre lanciato diversi “agri-hub” in vari paesi africani che coltiveranno semi per la produzione di biocarburanti.

Secondo Federico Donelli, professore di Relazioni Internazionali presso l’Università di Trieste, “non vi è dubbio che l’Italia abbia il potenziale per diventare un hub energetico primario per tutta l’Europa” e relazioni più sviluppate con l’Africa “sarebbero importanti per il futuro economico del paese”.

Donelli aggiunge che il governo italiano spera anche di utilizzare la sua politica energetica e estera in Africa come strumento per ottenere un “controllo migliorato delle rotte di migrazione”. Meloni si è posizionata come una strenua oppositrice dell’immigrazione, con oltre 120.000 migranti arrivati in Italia via mare solo quest’anno.

“Al centro dell’agenda italiana c’è il desiderio di stabilire relazioni più orizzontali con i paesi africani e aumentare la loro capacità di affrontare minacce e sfide interne”, afferma Donelli. Questa agenda include piani “per contribuire allo sviluppo istituzionale ed economico dei paesi africani al fine di ridurre le cause delle migrazioni”.

Nonostante Donelli ritenga che il Piano Mattei “contenga sicuramente proposte interessanti e innovative per la politica africana dell’Italia”, nota anche che l’iniziativa è “ingenua e vaga” in alcune parti.

“La principale debolezza risiede in un approccio ingenuo, che implica anche una mancanza di conoscenza delle complessità e delle differenze del panorama africano”, afferma. “Pertanto, a mio avviso, tali investimenti non cambieranno comunque le cause profonde dei flussi migratori”.

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