Eni investirà 10 miliardi di dollari in Costa d’Avorio

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L’importante investimento dell’Eni in Costa d’Avorio

Il gigante italiano del petrolio Eni ha annunciato di pianificare un investimento di 10 miliardi di dollari, in collaborazione con la compagnia petrolifera nazionale della Costa d’Avorio, la Petroci, per lo sviluppo e lo sfruttamento del mega-campo Baleine, scoperto nell’agosto del 2021. Situato a 80 chilometri a sudest di Abidjan, al largo della località balneare di Assouindé, il campo ha un potenziale stimato di 2,5 miliardi di barili di petrolio e più di 3.300 miliardi di piedi cubi di gas naturale associato.

Negli ultimi due anni, Abidjan, situata sulla costa meridionale della Costa d’Avorio, è diventata una delle destinazioni preferite di Claudio Descalzi, CEO di Eni con sede a Milano. Descalzi ha partecipato a diversi incontri presso il palazzo presidenziale, stabilendo una serie di vantaggi per il gruppo, tra cui la firma di un decreto di sfruttamento esclusivo con il presidente Alassane Ouattara.

Per lo sviluppo del campo in acque molto profonde, tra 900 e 1.400 metri, sono già stati perforati tre pozzi, con 50 chilometri di linee e quattro collettori sottomarini. Sono stati costruiti 80 chilometri di oleodotto offshore dalla piattaforma di produzione di Baleine al campo offshore di Lion GPL, dove la Petroci detiene una quota del 17% nel progetto. La costruzione di 11 chilometri di tratti in terraferma è un’altra parte importante dell’infrastruttura.

Le previsioni per il campo indicano una produzione di 15.000 barili al giorno, che porterà la produzione giornaliera del paese a 65.000 barili. Entro il 2027, si prevede che il campo di Baleine raggiunga i 150.000 barili al giorno, consentendo alla Costa d’Avorio di entrare tra i primi 10 produttori di petrolio in Africa, anche se rimarrà molto indietro rispetto a Libia, Angola e Nigeria.

Eni investirà anche nella produzione di gas naturale per alimentare le centrali termiche, con una produzione stimata di 200.000 milioni di piedi cubi al giorno. Il governo ivoriano è interessato all’estrazione di prodotti secondari come metano e butano, con una capacità produttiva di 150.000 tonnellate, equivalente a un terzo del consumo domestico.

Nonostante l’imponente logistica coinvolta, l’azienda italiana assicura che l’impatto ambientale del campo sarà limitato, rispettando rigorose norme ambientali. Non è previsto il gas flaring, il processo mediante il quale il gas naturale viene bruciato in modo controllato durante l’estrazione del petrolio. Per compensare la produzione di carbonio, Eni intende investire in progetti green come la conservazione delle foreste e l’emissione di crediti di carbonio certificati.

Allo stesso tempo, il gruppo italiano ha firmato un accordo con la federazione dei coltivatori di gomma per fornire 20.000 tonnellate di semi all’anno per produrre biocarburanti. La nave di produzione e stoccaggio Firenze, con una capacità di 600.000 tonnellate, è già salpata per Baleine.

L’importanza di questi investimenti è cruciale per la Costa d’Avorio e per il continente africano nel suo complesso, offrendo nuove opportunità di sviluppo e contribuendo alla crescita economica. Sembra che Eni stia puntando anche a un’impronta più verde, investendo in progetti sostenibili e riducendo al minimo l’impatto ambientale delle sue operazioni.

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