Colonialismo del carbonio? Perché i crediti di carbonio non saranno necessariamente un bene per l’Africa.

La COP28 e le controversie sulla gestione dei crediti di carbonio in Africa

La conferenza sul clima COP28, tenutasi a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre di quest’anno, ha visto riuniti delegati provenienti da quasi 200 paesi, leader del mondo degli affari e delle finanze, nonché rappresentanti della società civile. L’obiettivo principale dell’evento era quello di accelerare la transizione verso un futuro energetico pulito. In particolare, la conferenza si concentrava sull’importanza dell’azione collettiva nel contrastare il cambiamento climatico e sul ruolo cruciale delle finanze nella transizione a basse emissioni di carbonio.

Tuttavia, a seguito di questo summit globale di notevole importanza, sui social media in Tanzania sono emerse notizie sugli accordi stipulati tra l’azienda emiratina Blue Carbon LLC e il governo della Tanzania per lo scambio di crediti di carbonio. Secondo il canale BBC News, la Tanzania ha siglato un accordo per uno dei più grandi progetti di crediti di carbonio basati sulla terra dell’Africa orientale, che dovrebbe coprire circa sei parchi nazionali, estendendosi su 1,8 milioni di ettari.

Questa notizia ha sollevato una serie di domande e polemiche in Tanzania, con alcuni che si chiedono se non si tratti di una forma di “greenwashing” o addirittura un nuovo tipo di colonialismo, mascherato come sforzo globale collettivo per salvare il mondo dal presunto disastro climatico imminente. Altre nazioni come Liberia, Kenya, Zambia e Zimbabwe hanno stipulato accordi simili con Blue Carbon LLC, generando un dibattito su queste iniziative e sulle loro implicazioni a lungo termine.

A causa di queste controversie, il coinvolgimento di Blue Carbon LLC e dei governi africani in tali accordi è stato oggetto di accese discussioni. In particolare, si è sollevata la questione dell’allineamento degli interessi dell’azienda con quelli degli Emirati Arabi Uniti, dato che il fondatore dell’azienda e il governo degli Emirati hanno legami familiari. Inoltre, c’è il timore che questi accordi possano compromettere la possibilità di questi paesi di utilizzare le proprie risorse naturali per raggiungere gli obiettivi climatici, generando preoccupazioni sul futuro delle comunità locali coinvolte.

Gli esperti in politica climatica internazionale hanno messo in guardia sulle implicazioni di tali pratiche, affermando che queste iniziative potrebbero aumentare ulteriormente la crisi climatica invece di mitigarla. È emerso che Blue Carbon LLC potrebbe generare fino a 250 milioni di crediti di carbonio l’anno, un numero significativo che potrebbe avere impatti rilevanti sull’ambiente e sulle comunità coinvolte.

In conclusione, mentre i governi africani si impegnano in accordi di scambio di crediti di carbonio, è fondamentale valutare attentamente i costi e i benefici di tali iniziative. Inoltre, è necessario considerare attentamente le implicazioni sociali, ambientali ed economiche di tali accordi, per garantire che siano veramente efficaci nella lotta al cambiamento climatico e nel sostegno alle comunità locali.

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