Il piano per l’Africa dell’Italia solleva preoccupazioni sui combustibili fossili

Il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha recentemente lanciato un ambizioso progetto di sviluppo per l’Africa, battezzato “Piano Mattei” in onore di Enrico Mattei, fondatore del colosso petrolifero e del gas Eni. Nel corso di un vertice a Roma, cui hanno partecipato circa due dozzine di leader africani ed europei, Meloni ha proposto un’iniziativa che mira a rafforzare i legami economici e a contenere i flussi migratori, trasformando l’Italia in un “hub energetico” che funge da ponte tra Europa e Africa.

Il “Piano Mattei” prevede l’investimento di miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi di euro di risorse iniziali, inclusi prestiti, garanzie e sovvenzioni. Più della metà di questi fondi proverranno da un fondo per il clima istituito nel 2022 per finanziare progetti internazionali allineati con l’Accordo di Parigi. Nonostante ciò, il piano ha sollevato preoccupazioni tra gli attivisti e le organizzazioni della società civile in Italia e in Africa, che temono possa promuovere l’uso dei combustibili fossili e “false soluzioni” al riscaldamento globale.

Silvia Francescon, del think tank italiano Ecco, ha espresso dubbi sull’iniziativa, sottolineando “enormi ambiguità” e la possibilità che i fondi previsti per il clima e lo sviluppo internazionale possano essere dirottati verso progetti gestiti da aziende come Eni. Il governo italiano ha indicato che il piano rafforzerà l’uso delle energie rinnovabili e “accelererà la transizione dei sistemi elettrici”, ma non ha escluso esplicitamente progetti nel settore petrolifero e del gas.

Eni, con il suo CEO Claudio Descalzi presente al lancio del Piano Mattei, opera estensivamente in una dozzina di paesi africani e ha una storia di successo dovuta alla sua politica di dividere i profitti con gli stati produttori di petrolio in misura maggiore rispetto ai suoi rivali americani e britannici. Tuttavia, la presenza predominante di Eni sull’iniziativa ha sollevato preoccupazioni sin da quando Meloni ha scelto di intitolare il piano al fondatore della compagnia.

Meloni ha descritto il piano come un esempio di cooperazione “tra pari” e “non predatoria”, mentre il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha espresso il desiderio di essere stato consultato in anticipo e ha richiamato l’attenzione sulla necessità di passare dalle parole ai fatti.

L’energia è un tema centrale del partenariato, ma i dettagli riguardanti le fonti energetiche incluse sono limitati. L’Italia ha firmato diversi accordi sul gas con paesi africani negli ultimi due anni per sostituire le forniture russe. Tuttavia, il presidente del Kenya, William Ruto, ha messo in discussione l’opportunità di costruire economie africane dipendenti dai combustibili fossili, considerando il gas una soluzione temporanea, principalmente per l’esportazione.

Tra i “progetti pilota” menzionati da Meloni c’è un’operazione di produzione di biocarburanti avviata da Eni in Kenya nel 2021. Sebbene i biocarburanti siano visti da alcuni come un contributo importante alla transizione energetica, altri critici sostengono che possano essere controproducenti, sottraendo terreni alla produzione alimentare, distruggendo foreste, aggravando la scarsità idrica e generando significative emissioni lungo la loro catena di approvvigionamento.

Dean Bhebhe, responsabile delle campagne di Power Shift Africa, ha definito l’attenzione di Meloni sui biocarburanti “molto problematica”, sottolineando l’abbondanza di sole e vento in Africa come fonti rinnovabili autentiche. Inoltre, ha criticato l’assenza di rappresentanti della società civile al vertice e ha chiesto al governo italiano di porre fine agli approcci neocoloniali e di adottare un metodo più consultivo.

Il “Piano Mattei” è stato quindi accolto con una certa cautela, con un appello a garantire che i piani per lo sviluppo africano rimodellino in modo innovativo la posizione globale del continente, piuttosto che mantenere lo status quo che impedisce il suo sviluppo.

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