Kenya: diventare l’hub di importazione di GPL in East Africa

Kenya: diventare l’hub di importazione di GPL in East Africa

Il Kenya è posizionato per diventare l’hub di importazione di gas di petrolio liquefatto dell’Africa orientale
Sempre più stati africani stanno sensibilizzando le loro popolazioni ad abbandonare l’uso del carbone di legna per la cottura domestica a favore del gas di petrolio liquefatto (GPL).

In Kenya, il consumo di GPL è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni grazie a un quadro giuridico appropriato e a una migliore infrastruttura di importazione e distribuzione. Il paese si è posto l’obiettivo di diventare l’hub per le importazioni di GPL nell’Africa orientale e sta lavorando per garantire che la capacità di importazione tenga il passo con la crescita del consumo interno e anticipi la domanda futura.

La politica del Kenya ha una componente regionale che gli permetterà di soddisfare parte della domanda da Etiopia, Uganda, Ruanda, Burundi e Tanzania. La strategia del governo è stata finora quella di ridurre il costo del GPL per facilitarne l’uso da parte delle popolazioni a basso reddito.

Il Kenya, che ha due terminali d’importazione di GPL a Mombasa, ha visto un aumento del trasporto del prodotto per ferrovia e camion verso l’interno del paese. Inoltre, un’ulteriore espansione delle strutture portuali e di stoccaggio nei prossimi anni dovrebbe permettere una crescita continua del consumo. Con una popolazione di oltre 54 milioni di persone, il paese si aspetta di vedere un aumento del consumo annuale pro capite di GPL a 8-9 kg entro il 2050.

Rispetto ai combustibili come il carbone, la legna da ardere e il petrolio, che emettono fumo contenente particelle nocive e contribuiscono all’aumento delle emissioni di gas serra, il gas distribuito in bombole, noto anche come gas di petrolio liquefatto, è considerato più pulito. Il suo uso è quindi sempre più favorito dai paesi africani.

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Cristiano Volpi
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